Carnevale, periodo di maschere e di fritti
Il Carnevale è una di quelle feste che mettono tutti d’accordo: colore, musica, dolci fritti e un pizzico di follia. È il periodo in cui, per tradizione, si rovesciano le regole: ci si maschera e si scherza. Durante il Carnevale anche gli adulti giocano e si divertono!
La maschera
La maschera è il simbolo perfetto del Carnevale: nasconde l’identità, annulla le differenze sociali, permette di dire e fare ciò che normalmente non si farebbe. A Venezia, ad esempio, la maschera era uno strumento di vera libertà sociale, non solo di festa, e questa tradizione rimane tutt’oggi anche se in forma quasi esclusivamente goliardica e di costume.
Ogni paese lo vive comunque a modo suo: a Rio de Janeiro il Carnevale è samba, corpi in movimento, spettacolo puro; a Ivrea è celebre la battaglia delle arance, rievocazione storica e molto fisica; in tante città italiane, ad esempio Viareggio, Cento, Acireale, è un pullulare di carri allegorici e coriandoli ovunque.
Da dove nasce
Il Carnevale ha radici antichissime, nelle feste romane dei Saturnali, anche se oggigiorno è legato al calendario cristiano ed è il periodo che precede la Quaresima, periodo di digiuno e di penitenza. Non a caso il nome viene spesso fatto risalire a “carnem levare”, cioè “togliere la carne”. Con il cristianesimo quindi le feste saturnali non scomparvero ma semplicemente si spostarono nel calendario, diventando il Carnevale prima della Quaresima.
Che cos’erano allora questi Saturnali? Erano celebrazioni dedicate a Saturno, dio dell’agricoltura e dell’età dell’oro. Si svolgevano a dicembre, a partire dal 17 dicembre, e con il tempo arrivarono a durare fino a una settimana.
I Saturnali erano festeggiati soprattutto a Roma, ma anche in tutto il mondo romano poiché, secondo il mito, sotto Saturno l’umanità aveva vissuto un’epoca perfetta: nessuna schiavitù, nessuna gerarchia, abbondanza di cibo, lavoro minimo.
I Saturnali servivano a ricreare simbolicamente quell’età dell’oro, anche solo per pochi giorni. Durante i Saturnali succedeva l’impensabile: gli schiavi mangiavano insieme ai padroni, a volte erano i padroni a servire gli schiavi a tavola, era permesso scherzare, prendere in giro l’autorità, parlare liberamente; si indossavano abiti informali o maschere.
Questo “caos controllato” non era visto come pericoloso, ma come necessario: una valvola di sfogo sociale. Il mangiare era centrale, con grandi banchetti collettivi, vino in abbondanza, dolci semplici a base di farina, miele e grassi, spesso fritti, cibo condiviso senza etichette o rigidità.
Mangiare tanto e bene era un atto simbolico: celebrare la vita e l’abbondanza prima dell’inverno più duro.
Il cibo
Quando si parla di Carnevale e cibo, quello che subito viene in mente sono i fritti dolci: simbolo di festa, di condivisione e di quel gusto un po’ trasgressivo tutto dedicato al piacere prima dell’inizio della Quaresima.
La tradizione della frittura non è casuale: anticamente si friggevano dolci fatti con farine e miele per celebrare la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera. Dal Medioevo in poi il Carnevale è il momento in cui si “spendono” gli ingredienti ricchi, come uova, burro, latte e zucchero, che presto sarebbero stati evitati durante la Quaresima.
Inoltre la frittura serviva a utilizzare gli eccessi di grassi e strutto derivanti dalla macellazione invernale, prima che si rovinassero.
Il risultato? Dolci croccanti, dorati, avvolti nello zucchero, perfetti per il clima festoso di Carnevale.
I fritti “classici” in Italia
Nelle diverse regioni italiane il numero dei dolci fritti è straordinariamente grande e tutti sono autentiche golosità. Qui riportiamo i più diffusi:
Chiacchiere / Frappe / Bugie / Cenci / Galani: sottili strisce di pasta dolce, fritte fino a diventare croccanti e spolverate di zucchero a velo o granulare. Sono forse il dolce più diffuso d’Italia in questo periodo e cambiano nome da regione a regione, pur restando sostanzialmente lo stesso piacere croccante.
Frittelle: palline morbide di pasta preparate con un’abbondante quantità di uova, leggermente dolci, spesso vuote all’interno e poi ripiene di crema, zabaione o cioccolato. L’impasto talvolta è arricchito con uvetta, pinoli e scorze di agrumi oppure mischiato con riso cotto (frittelle di riso).
Zeppole: impasto simile alle frittelle ma dalla forma di ciambellina zigrinata, farcite esternamente per lo più con crema pasticcera.
Castagnole / Tortelli Milanesi / Favette di Carnevale: piccole sfere dorate, dolci e friabili, che si sbriciolano facilmente tra i denti. In alcune versioni possono essere aromatizzate con liquore e scorza di limone.
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