Il “cibo di strada” è sempre più popolare, +88,7%
Era il 10 dicembre 2025 quando “La Cucina Italiana” veniva iscritta nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, durante la XX sessione del Comitato Intergovernativo UNESCO, tenutasi a New Delhi, in India, riconoscendole un importante ruolo culturale quale insieme di saperi non solo culinari, ma anche conviviali e sociali, trasmessi di generazione in generazione su tutto il territorio nazionale.
E noi italiani siamo sempre stati orgogliosi della grande varietà e della bontà dei tanti piatti regionali e locali. Del nostro cibo, così come della nostra storia e della nostra arte, abbiamo sempre fatto un motivo di vanto nei confronti dei tanti turisti che frequentano il nostro Bel Paese.
Nel nostro immaginario tradizionale, mangiare fuori casa significa sedersi a un tavolo ed essere serviti dai camerieri; oggi, invece, apprendiamo che lo street food è in forte crescita.
Questo dato emerge da un recente studio di Unioncamere e InfoCamere, pubblicato il 28 agosto 2026 e realizzato analizzando i dati del Registro delle Imprese aggiornati al 31 marzo 2026.
Lo street food, ovvero il “cibo di strada”, preparato e venduto da food truck, chioschi e bancarelle e servito in luoghi pubblici come strade, piazze, mercati, fiere o eventi, è aumentato in dieci anni dell’88,7%. Questa è infatti la crescita registrata dal numero di imprese che svolgono un’attività riconducibile allo street food, quasi raddoppiate, passando da 2.271 a 4.286 unità.
Esempi di street food in Italia, pensato per essere consumato velocemente e spesso senza sedersi a tavola, sono la piadina, gli arancini, i panzerotti, la porchetta, la pizza al taglio, le focacce, il fritto misto, il lampredotto e gli arrosticini, ai quali si aggiunge sempre più spesso anche il kebab, che certo non appartiene alla tradizione gastronomica italiana.
Dieci anni fa lo street food era soprattutto un fenomeno urbano, concentrato nelle grandi città e nelle mete turistiche più consolidate; oggi più di un Comune italiano su quattro ospita almeno un'attività del comparto, mentre dieci anni fa il fenomeno riguardava poco più di uno su sei.
Il Mezzogiorno concentra quasi la metà delle imprese registrate, a testimonianza del legame tra street food e crescente attrazione turistica. Nella seguente tabella riportiamo i dati suddivisi per macroarea.
| Area | 31-mar-2016 | 31-mar-2026 | Var. assoluta | Var. % |
|---|---|---|---|---|
| Nord Ovest | 498 | 882 | 384 | 77,1% |
| Nord Est | 372 | 683 | 311 | 83,6% |
| Centro | 445 | 747 | 302 | 67,9% |
| Sud e Isole | 956 | 1.974 | 1.018 | 106,5% |
| Italia | 2.271 | 4.286 | 2.015 | 88,7% |
Fonte: InfoCamere-Unioncamere, Movimprese
A livello comunale, la maggiore concentrazione di imprese di street food si trova a Roma, con 129 attività, quasi in linea con Milano, che ne conta 128. A distanza seguono Torino con 78 attività, Palermo con 48 e Bari con 44.
Ma un dato altrettanto interessante è che il fenomeno non riguarda più soltanto le grandi città: i Comuni italiani che ospitano almeno un’attività riconducibile allo street food sono passati dai 1.258 del 2016 ai 1.975 del 2026, con un incremento del 57%. Lo street food è quindi sempre più presente anche nei piccoli centri, nei borghi e nelle località turistiche.
Da ultimo, vale la pena sottolineare un altro dato che può sfuggire a una prima lettura del comunicato di Unioncamere e InfoCamere: nel settore aumentano le società di capitale, passate da 105 a 620 in dieci anni. Un dato che indica come lo street food non sia più circoscritto a piccole attività individuali o familiari, ma stia diventando anche un settore capace di attirare investimenti.
Tutti dati che fanno riflettere, anche nel nostro mondo della pasticceria e della panificazione.
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito di Unioncamere alla seguente pagina: Street food: in dieci anni conquista l’Italia .

